{"database": "judic", "table": "decisions", "rows": [["bge_100 IA 47", "bge", "CH", null, "100 IA 47", null, "1974-02-13", null, "it", null, null, "Regeste\n Art. 31 und 4 BV. Handels- und Gewerbefreiheit. Beschr\u00e4nkungen aus polizeilichen Gr\u00fcnden. Ausnahmen; Erfordernis rechtsgleicher Behandlung. Wo die Beh\u00f6rde aus polizeilichen Gr\u00fcnden Ausnahmen von den allgemeinen abendlichen Schliessungszeiten nur f\u00fcr eine beschr\u00e4nkte Zahl von Wirtschaftsbetrieben gestattet, die darum ersuchen, muss sie, um das Gebot rechtsgleicher Behandlung nicht zu verletzen, einen Turnus unter allen Wirtschaftsbetrieben vorsehen.", "<br/>\nRegeste\n<br/>Art. 31 und 4 BV. Handels- und Gewerbefreiheit. Beschr\u00e4nkungen aus polizeilichen Gr\u00fcnden. Ausnahmen; Erfordernis rechtsgleicher Behandlung. Wo die Beh\u00f6rde aus polizeilichen Gr\u00fcnden Ausnahmen von den allgemeinen abendlichen Schliessungszeiten nur f\u00fcr eine beschr\u00e4nkte Zahl von Wirtschaftsbetrieben gestattet, die darum ersuchen, muss sie, um das Gebot rechtsgleicher Behandlung nicht zu verletzen, einen Turnus unter allen Wirtschaftsbetrieben vorsehen.", "<br/>\nRegeste\n<br/>Art. 31 et 4 CST. Libert\u00e9 du commerce et de l'industrie. Restrictions pour des raisons de police. D\u00e9rogations: exigence de l'\u00e9galit\u00e9 de traitement. Lorsque, pour des raisons de police, l'autorit\u00e9 accorde sur demande, \u00e0 un nombre limit\u00e9 d'\u00e9tablissements publics, des d\u00e9rogations \u00e0 l'horaire normal de fermeture, elle doit, si elle ne veut pas violer le principe de l'\u00e9galit\u00e9 de traitement, pr\u00e9voir un roulement de tous les \u00e9tablissements publics.", "<br/>\nRegesto\n<br/>Art. 31 e 4 CF. Libert\u00e0 di commercio e d'industria. Limitazioni per ragioni di polizia. Deroghe: esigenza della parit\u00e0 di trattamento. Ove, per ragioni di polizia, l'autorit\u00e0 accordi una deroga all'orario normale di chiusura soltanto ad un numero limitato di pubblici esercizi che ne avevano fatto domanda, dev'essere previsto, onde evitare una lesione del principio della parit\u00e0 di trattamento, un turno fra tutti detti esercizi pubblici.", "Urteilskopf\n100 Ia 47\n9. Estratto della sentenza del 13 febbraio 1974 nella causa Birreria W\u00e4denswil contro Tribunale amministrativo del cantone Ticino.\nRegeste\nArt. 31 und 4 BV\n. Handels- und Gewerbefreiheit. Beschr\u00e4nkungen aus polizeilichen Gr\u00fcnden. Ausnahmen; Erfordernis rechtsgleicher Behandlung.\nWo die Beh\u00f6rde aus polizeilichen Gr\u00fcnden Ausnahmen von den allgemeinen abendlichen Schliessungszeiten nur f\u00fcr eine beschr\u00e4nkte Zahl von Wirtschaftsbetrieben gestattet, die darum ersuchen, muss sie, um das Gebot rechtsgleicher Behandlung nicht zu verletzen, einen Turnus unter allen Wirtschaftsbetrieben vorsehen.\nSachverhalt\nab Seite 48\nBGE 100 Ia 47 S. 48\nRiassunto dei fatti:\nL'art. 36 della legge ticinese sugli esercizi pubblici, dell'Il ottobre 1967 (LEP), dispone sotto la marginale \"orario e deroghe\":\nGli esercizi pubblici non possono, di regola, essere aperti prima delle ore 6.00 e devono essere chiusi e sgomberati a mezzanotte al pi\u00f9 tardi, ritenuto, per i datori di alloggio, l'obbligo di accogliere ospiti e la facolt\u00e0 di servire loro cibi e bevande a qualsiasi ora.\nIl Dipartimento, sentito il Municipio interessato e tenuto conto delle esigenze locali e turistiche, d'ufficio o su richiesta, pu\u00f2 stabilire o concedere deroghe d'orario per determinati periodi dell'anno.\nLa Birreria W\u00e4denswil AG (qui appresso: la Birreria), titolare di una patente per l'esercizio di uno \"snack-bar\" ad Ascona, chiedeva nella primavera 1972 al Dipartimento di polizia del cantone Ticino di essere posta al beneficio di una proroga fino alla 01.00 dell'orario di chiusura per il periodo estivo. Con decisione 23 maggio 1972 il Dipartimento respingeva la domanda. Riconosciuta l'importanza turistica di Ascona, esso rilevava che, accanto a 9 locali notturni veri e propri, i quali usufruivano di deroghe d'orario notevoli, altri 12 esercizi pubblici di Ascona (2 alberghi, 6 ristoranti, 4 caff\u00e8-bar) godevano della proroga dell'orario sino all'una. Tali proroghe soddisfacevano ampiamente tutte le esigenze locali, turistiche e di traffico, di modo che ulteriori eccezioni non apparivano giustificate.\nRespingendo il 29 marzo 1973 il gravame presentato dalla Birreria avverso detta decisione, il Tribunale amministrativo del cantone Ticino osservava che la censura di violazione della libert\u00e0 di commercio e d'industria e del precetto dell'uguaglianza di trattamento era infondata, dato che queste garanzie costituzionali non implicano che, accordata per ragioni oggettive una deroga, tutti gli esercizi pubblici del Comune ne debbano beneficiare. Disparit\u00e0 di trattamento si avrebbe solamente nell'ipotesi in cui l'autorit\u00e0 accordasse una deroga per una localit\u00e0 turistica e la negasse invece per un'altra con pari popolazione ed esigenze.\nCon ricorso di diritto pubblico per violazione degli articoli 31 e 4 CF la Birreria chiede al Tribunale federale di annullare la sentenza della Corte cantonale.\nBGE 100 Ia 47 S. 49\nErw\u00e4gungen\nEstratto dei considerandi\n4.\nCompatibilit\u00e0 dell'art. 36 cpv. 2 LEP con la libert\u00e0 d'industria e di commercio.\na) Ancorch\u00e8 il termine (\nart. 89 OG\n) per impugnare direttamente la costituzionalit\u00e0 dell'art. 36 cpv. 2 LEP sia trascorso, la censura, sollevata in occasione di un atto d'applicazione, \u00e8 ricevibile (RU 98 Ia 164 consid. 2, 97 I 29, 334 consid. 3, 340, 347 e 780 e riferimenti). Riconosciuta fondata, essa permette per\u00f2 soltanto l'annullamento della decisione impugnata.\nb) In relazione all'uguaglianza di trattamento degli esercenti di una stessa categoria, la ricorrente invoca tanto l'art. 31, quanto l'art. 4 CF. Quest'ultima censura non ha, nel predetto ambito, una portata propria, poich\u00e8 la libert\u00e0 di commercio e d'industria garantisce anche l'uguaglianza dei concorrenti (RU 97 I 655 consid. 5).\nc) Come giustamente rileva la ricorrente, le disposizioni sulla chiusura notturna degli esercizi pubblici costituiscono misure di polizia in senso stretto, destinate a tutelare l'ordine e la tranquillit\u00e0 pubblici, segnatamente la quiete notturna (RU 97 I 503 consid. 3, 505 consid. 4 c). Riservate dalla LF sul lavoro al diritto cantonale e comunale (art. 71 lett. c LF), simili restrizioni sono compatibili con la libert\u00e0 di commercio e d'industria in virt\u00f9 dell'art. 31 cpv. 2 CF, a condizione di uniformarsi ai principi costituzionali della legalit\u00e0, dell'interesse pubblico, della proporzionalit\u00e0 e dell'uguaglianza di trattamento (RU 97 I 506 e rif., 505 consid. 4a e rif., 635 e rif.;\n98 Ia 400\nconsid. 2). La base legale per la concessione di deroghe all'orario generale di chiusura degli esercizi pubblici stabilito dall'art. 36 cpv. 1 LEP \u00e8 costituita, come la ricorrente non contesta, dal capoverso secondo dello stesso disposto. La ricorrente non contesta neppure che le esigenze del turismo, riconosciute dal Dipartimento di polizia, costituiscono un interesse pubblico e che esso giustifica, nel caso di Ascona, delle deroghe. Come gi\u00e0 si \u00e8 visto al consid. 3, essa sostiene per\u00f2 che, in virt\u00f9 del principio dell'uguaglianza di trattamento garantito dall'art. 31 CF, se l'interesse pubblico del turismo esige la proroga dell'orario di chiusura tale proroga non pu\u00f2 che valere indistintamente per tutti gli esercenti della medesima categoria. Questo ragionamento non pu\u00f2 esser condiviso.\nL'autorit\u00e0 \u00e8 chiamata a confrontare, nello specifico caso,\nBGE 100 Ia 47 S. 50\ndue interessi pubblici antitetici, ch'essa deve contemperare. Da un lato, l'ordine pubblico ed in particolare la quiete notturna, che si tratta di salvaguardare anche nelle cosiddette localit\u00e0 turistiche, non solo nell'interesse della popolazione locale, ma nello stesso interesse dei turisti, ai quali pure devono garantirsi l'indispensabile tranquillit\u00e0 ed il riposo notturni. Dall'altro lato, l'interesse turistico pu\u00f2 esigere che gli esercizi pubblici restino, per un certo lasso di tempo, accessibili anche dopo la mezzanotte. Una localit\u00e0 di svago e di vacanza come Ascona attira nella bella stagione une folla di ospiti. Liberi da preoccupazioni di lavoro, invogliati dalle condizioni climatiche, un certo numero di essi pu\u00f2 ragionevolmente desiderare di prolungare oltre il costume la serata, senza per questo dover necessariamente far capo ai locali notturni veri e propri, notoriamente pi\u00f9 cari e d'altronde non del gusto di ognuno. Come la ricorrente neppure seriamente contesta, gli ospiti che restano alzati oltre la mezzanotte e frequentano i locali pubblici costituiscono per\u00f2 solo una frazione dell'intera popolazione turistica. Per soddisfare le loro esigenze, basta l'apertura di una parte soltanto dei locali pubblici. Questa deroga limitata, mentre soddisfa le esigenze di una stazione turistica, non compromette d'altra parte neppure la quiete notturna in misura maggiore di quanto lo farebbe l'indiscriminata chiusura di tutti gli esercizi alla mezzanotte, che avrebbe verosimilmente per conseguenza l'aumento dei nottambuli sulla pubblica via. Da ci\u00f2 viene che la proroga eccezionale di orario entra in considerazione solo per un limitato numero di esercizi di ogni singola categoria. Quanti esercizi siano a tal uopo necessari \u00e8 questione che rientra nel tipico apprezzamento dell'autorit\u00e0 cantonale, che meglio del Tribunale federale conosce la situazione locale. Quest'apprezzamento dei fatti pu\u00f2 esser sindacato dal Tribunale federale solo in caso di manifesto abuso, cio\u00e8 d'arbitrio (RU 95 I 554, 98 Ia 376 consid. 4, con riferimenti). Ora, in sostanza, la ricorrente neppure sostiene, n\u00e8 tantomeno dimostra, che gli esercizi pubblici, cui \u00e8 gi\u00e0 accordata la proroga di orario, non siano per numero e categoria bastanti al soddisfacimento della richiesta che \u00e8 tutelata dall'interesse turistico: i suoi argomenti sono basati, come si \u00e8 visto, unicamente sull'uguaglianza di trattamento, su cui si torner\u00e0 oltre. Si deve pertanto concludere che, nella ponderazione di principio degli antitetici interessi pubblici, l'autorit\u00e0 cantonale non ha violato\nBGE 100 Ia 47 S. 51\nla libert\u00e0 di commercio, ammettendo che gli interessi del turismo esigono un allentamento dell'orario di polizia limitatamente a un numero ristretto di locali di ogni categoria, n\u00e8 \u00e8 caduta nell'arbitrio nello stabilire il numero degli esercizi che giova lasciare aperti sino all'una in Ascona.\nd) La concessione di un'autorizzazione di deroga implica necessariamente una diversit\u00e0 di trattamento che \u00e8 compatibile con il divieto della disuguaglianza insito nell'art. 31 CF unicamente in funzione dell'interesse pubblico che la giustifica. In linea di principio, non devesi infatti argomentare che la deroga giustificata da esigenze pubbliche chiami senz'altro, per l'esigenza dell'uguaglianza, altre deroghe (AUBERT, Droit constitutionnel II 1828/29). L'autorit\u00e0 che instaurasse una simile prassi violerebbe il principio della legalit\u00e0, perch\u00e8 farebbe dell'eccezione la regola e porrebbe in non essere la norma giuridica senza seguire le vie costituzionali prescritte per la sua riforma (IMBODEN, Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung, I, n. 222, II b).\nAltre deroghe, oltre le concesse, sono imposte dal principio dell'uguaglianza a parit\u00e0 di condizioni: ovverossia se sono tra l'altro richieste dallo stesso pubblico interesse che ha imposto o giustificato le prime. Soddisfatte le pubbliche esigenze, ulteriori deroghe non possono esser giustificate da alcun interesse pubblico, e sarebbe pertanto illegittimo accordarle.\ne) Se determinati interessi pubblici comportano una disparit\u00e0 di trattamento, ci\u00f2 non significa per\u00f2 ancora che il principio dell'uguaglianza non possa pi\u00f9 trovare alcuna applicazione. Tale sar\u00e0 il caso soltanto nella misura in cui l'autorizzazione porta alla costituzione di una situazione stabile e definitiva. Cosi, ad esempio, se per le esigenze della sicurezza del traffico si deve ritenere che, su un determinato tronco stradale solo due stazioni di rifornimento possono esser autorizzate, l'uguaglianza di trattamento non pu\u00f2 esser invocata per ottenere l'autorizzazione di aprirne una terza (cfr. sentenza 17 maggio 1961, pubblicata in ZBl 62, 381, consid. 2; idem sentenza 23 dicembre 1964, pubblicata in ZBl 66, p. 254; RU 83 I 150 ss); se il numerus clausus dei tass\u00ec concessionati \u00e8 raggiunto, l'uguaglianza di trattamento non pu\u00f2 imporre il rilascio di ulteriori concessioni (cfr. RU 97 I 655); se il numero degli esercizi pubblici, determinato secondo la clausola del bisogno, \u00e8 raggiunto, i titolari delle patenti esistenti sono de\nBGE 100 Ia 47 S. 52\nfacto privilegiati nella loro situazione acquisita. In simili circostanze, infatti, \u00e8 impensabile l'istituzione di un turno, gi\u00e0 in considerazione degli investimenti di natura duratura che i beneficiari dei permessi hanno fatto, e i principi della legalit\u00e0 e della sicurezza del diritto debbono avere la prevalenza. Diversa \u00e8 per\u00f2 la situazione allorquando l'autorizzazione eccezionale di polizia, come nel caso in esame, \u00e8 rilasciata per un tempo determinato e ricorrente, e la sua utilizzazione non implica, come \u00e8 pacifico in causa, investimenti particolari di natura necessariamente duratura. Nel caso in esame, il Dipartimento di polizia sembra aver concesso le autorizzazioni stagionali di proroga d'orario a mano a mano che venivano inoltrate le rispettive richieste, ed aver in seguito, pi\u00f9 o meno automaticamente, rinnovato ogni anno gli accordati permessi. Certo, una simile pratica non solleva obiezioni fintanto che il numero dei richiedenti non supera il massimo delle deroghe giustificate dal pubblico interesse. Non appena, per\u00f2, i richiedenti idonei per ogni singola categoria superano per numero le deroghe accordabili, l'uguaglianza di trattamento dei concorrenti ed il principio della neutralit\u00e0 economica delle misure di polizia esigono l'instaurazione di una procedura che consenta di ridurre al minimo indispensabile le disuguaglianze e di contenere, se non eliminare, le situazioni di privilegio. Il rinnovo continuato delle autorizzazioni accordate per le precedenti stagioni non pu\u00f2 esser nel caso concreto giustificato con criteri di priorit\u00e0 (cfr. AUBERT, Droit constitutionnel n. 1828): in ogni stagione si tratta infatti di accordare un certo numero di autorizzazioni di deroga ad alcuni fra i postulanti ritenuti idonei, che debbono esser posti su un piede d'uguaglianza.\nNon spetta al Tribunale federale dire se, in concreto, debba prevedersi un turno entro la stagione stessa (ad una simile soluzione potrebbero, ad esempio, far ostacolo motivi inerenti al controllo di polizia, o motivi inerenti all'impiego del personale), o se il turno debba estendersi all'intera stagione sull'arco di vari anni.\nSi potrebbe invero obiettare che la soluzione prospettata potrebbe esser fonte di complicazioni o disagi amministrativi: tali difficolt\u00e0 non debbono per\u00f2 esser sopravvalutate, se si avverte che l'esigenza di una procedura del genere diventa attuale solo a partire dal momento in cui il numero dei postulanti\nBGE 100 Ia 47 S. 53\nidonei supera quello delle deroghe accordabili e che ci\u00f2 si verifica, come \u00e8 presumibile, solo in talune localit\u00e0 particolarmente sviluppate dal punto di vista turistico.\nNel senso precisato, le critiche della ricorrente sono legittime, e l'autorit\u00e0 cantonale dovr\u00e0 in avvenire uniformarsi a codesti principi. Ci\u00f2 non comporta l'ammissione del ricorso, poich\u00e8, nelle circostanze concrete, il Dipartimento non poteva far altro che negare il richiesto permesso, ma comporta la reiezione ai sensi dei considerandi.", null, null, null, null, null, null, "https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/clir/http/index.php?highlight_docid=atf%3A%2F%2F100-IA-47%3Ade&lang=de&zoom=&type=show_document", null, null, "[]", "2026-02-12T17:03:15.327846", null, null, null, null, "dd8358d770ba8ec6fa0314be64d1b488082b1acee9e7cd3785e8f4b7700260e2", 1, 13385, null, null, null, 0, null, null, null, "2026-07-15T01:38:05", "2026-08-26T01:37:46", 0, 0, "{\"meta\": {\"reference\": \"100 IA 47\", \"is_bge\": false, \"date\": \"13 febbraio 1974\", \"abteilung\": null, \"besetzung\": [], \"gerichtsschreiber\": null, \"parteien\": {\"beschwerdefuehrer\": null, \"beschwerdegegner\": null}, \"gegenstand\": null, \"vorinstanz\": {\"typ\": null, \"praep\": null, \"gericht\": null, \"kammer\": null, \"datum\": null, \"aktenzeichen\": null}, \"bge_meta\": null, \"source_url\": \"https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/clir/http/index.php?highlight_docid=atf%3A%2F%2F100-IA-47%3Ade&lang=de&zoom=&type=show_document\", \"scraped_at\": \"2026-08-08T04:26:45\", \"sprache\": \"IT\", \"anzahl_richter\": null}, \"sachverhalt\": {\"raw\": \"\", \"abschnitte\": []}, \"erwaegungen\": {\"raw\": \"4.  Compatibilit\u00e0 dell'art. 36 cpv. 2 LEP con la libert\u00e0 d'industria e di commercio.\\n\\na) Ancorch\u00e8 il termine ( art. 89 OG ) per impugnare direttamente la costituzionalit\u00e0 dell'art. 36 cpv. 2 LEP sia trascorso, la censura, sollevata in occasione di un atto d'applicazione, \u00e8 ricevibile (RU 98 Ia 164 consid. 2, 97 I 29, 334 consid. 3, 340, 347 e 780 e riferimenti). Riconosciuta fondata, essa permette per\u00f2 soltanto l'annullamento della decisione impugnata.\\n\\nb) In relazione all'uguaglianza di trattamento degli esercenti di una stessa categoria, la ricorrente invoca tanto l'art. 31, quanto l'art. 4 CF. Quest'ultima censura non ha, nel predetto ambito, una portata propria, poich\u00e8 la libert\u00e0 di commercio e d'industria garantisce anche l'uguaglianza dei concorrenti (RU 97 I 655 consid. 5).\\n\\nc) Come giustamente rileva la ricorrente, le disposizioni sulla chiusura notturna degli esercizi pubblici costituiscono misure di polizia in senso stretto, destinate a tutelare l'ordine e la tranquillit\u00e0 pubblici, segnatamente la quiete notturna (RU 97 I 503 consid. 3, 505 consid. 4 c). Riservate dalla LF sul lavoro al diritto cantonale e comunale (art. 71 lett. c LF), simili restrizioni sono compatibili con la libert\u00e0 di commercio e d'industria in virt\u00f9 dell'art. 31 cpv. 2 CF, a condizione di uniformarsi ai principi costituzionali della legalit\u00e0, dell'interesse pubblico, della proporzionalit\u00e0 e dell'uguaglianza di trattamento (RU 97 I 506 e rif., 505 consid. 4a e rif., 635 e rif.; 98 Ia 400 consid. 2). La base legale per la concessione di deroghe all'orario generale di chiusura degli esercizi pubblici stabilito dall'art. 36 cpv. 1 LEP \u00e8 costituita, come la ricorrente non contesta, dal capoverso secondo dello stesso disposto. La ricorrente non contesta neppure che le esigenze del turismo, riconosciute dal Dipartimento di polizia, costituiscono un interesse pubblico e che esso giustifica, nel caso di Ascona, delle deroghe. Come gi\u00e0 si \u00e8 visto al consid. 3, essa sostiene per\u00f2 che, in virt\u00f9 del principio dell'uguaglianza di trattamento garantito dall'art. 31 CF, se l'interesse pubblico del turismo esige la proroga dell'orario di chiusura tale proroga non pu\u00f2 che valere indistintamente per tutti gli esercenti della medesima categoria. Questo ragionamento non pu\u00f2 esser condiviso.\\n\\nL'autorit\u00e0 \u00e8 chiamata a confrontare, nello specifico caso, BGE 100 Ia 47 S. 50 due interessi pubblici antitetici, ch'essa deve contemperare. Da un lato, l'ordine pubblico ed in particolare la quiete notturna, che si tratta di salvaguardare anche nelle cosiddette localit\u00e0 turistiche, non solo nell'interesse della popolazione locale, ma nello stesso interesse dei turisti, ai quali pure devono garantirsi l'indispensabile tranquillit\u00e0 ed il riposo notturni. Dall'altro lato, l'interesse turistico pu\u00f2 esigere che gli esercizi pubblici restino, per un certo lasso di tempo, accessibili anche dopo la mezzanotte. Una localit\u00e0 di svago e di vacanza come Ascona attira nella bella stagione une folla di ospiti. Liberi da preoccupazioni di lavoro, invogliati dalle condizioni climatiche, un certo numero di essi pu\u00f2 ragionevolmente desiderare di prolungare oltre il costume la serata, senza per questo dover necessariamente far capo ai locali notturni veri e propri, notoriamente pi\u00f9 cari e d'altronde non del gusto di ognuno. Come la ricorrente neppure seriamente contesta, gli ospiti che restano alzati oltre la mezzanotte e frequentano i locali pubblici costituiscono per\u00f2 solo una frazione dell'intera popolazione turistica. Per soddisfare le loro esigenze, basta l'apertura di una parte soltanto dei locali pubblici. Questa deroga limitata, mentre soddisfa le esigenze di una stazione turistica, non compromette d'altra parte neppure la quiete notturna in misura maggiore di quanto lo farebbe l'indiscriminata chiusura di tutti gli esercizi alla mezzanotte, che avrebbe verosimilmente per conseguenza l'aumento dei nottambuli sulla pubblica via. Da ci\u00f2 viene che la proroga eccezionale di orario entra in considerazione solo per un limitato numero di esercizi di ogni singola categoria. Quanti esercizi siano a tal uopo necessari \u00e8 questione che rientra nel tipico apprezzamento dell'autorit\u00e0 cantonale, che meglio del Tribunale federale conosce la situazione locale. Quest'apprezzamento dei fatti pu\u00f2 esser sindacato dal Tribunale federale solo in caso di manifesto abuso, cio\u00e8 d'arbitrio (RU 95 I 554, 98 Ia 376 consid. 4, con riferimenti). Ora, in sostanza, la ricorrente neppure sostiene, n\u00e8 tantomeno dimostra, che gli esercizi pubblici, cui \u00e8 gi\u00e0 accordata la proroga di orario, non siano per numero e categoria bastanti al soddisfacimento della richiesta che \u00e8 tutelata dall'interesse turistico: i suoi argomenti sono basati, come si \u00e8 visto, unicamente sull'uguaglianza di trattamento, su cui si torner\u00e0 oltre. Si deve pertanto concludere che, nella ponderazione di principio degli antitetici interessi pubblici, l'autorit\u00e0 cantonale non ha violato BGE 100 Ia 47 S. 51 la libert\u00e0 di commercio, ammettendo che gli interessi del turismo esigono un allentamento dell'orario di polizia limitatamente a un numero ristretto di locali di ogni categoria, n\u00e8 \u00e8 caduta nell'arbitrio nello stabilire il numero degli esercizi che giova lasciare aperti sino all'una in Ascona.\\n\\nd) La concessione di un'autorizzazione di deroga implica necessariamente una diversit\u00e0 di trattamento che \u00e8 compatibile con il divieto della disuguaglianza insito nell'art. 31 CF unicamente in funzione dell'interesse pubblico che la giustifica. In linea di principio, non devesi infatti argomentare che la deroga giustificata da esigenze pubbliche chiami senz'altro, per l'esigenza dell'uguaglianza, altre deroghe (AUBERT, Droit constitutionnel II 1828/29). L'autorit\u00e0 che instaurasse una simile prassi violerebbe il principio della legalit\u00e0, perch\u00e8 farebbe dell'eccezione la regola e porrebbe in non essere la norma giuridica senza seguire le vie costituzionali prescritte per la sua riforma (IMBODEN, Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung, I, n. 222, II b).\\n\\nAltre deroghe, oltre le concesse, sono imposte dal principio dell'uguaglianza a parit\u00e0 di condizioni: ovverossia se sono tra l'altro richieste dallo stesso pubblico interesse che ha imposto o giustificato le prime. Soddisfatte le pubbliche esigenze, ulteriori deroghe non possono esser giustificate da alcun interesse pubblico, e sarebbe pertanto illegittimo accordarle.\\n\\ne) Se determinati interessi pubblici comportano una disparit\u00e0 di trattamento, ci\u00f2 non significa per\u00f2 ancora che il principio dell'uguaglianza non possa pi\u00f9 trovare alcuna applicazione. Tale sar\u00e0 il caso soltanto nella misura in cui l'autorizzazione porta alla costituzione di una situazione stabile e definitiva. Cosi, ad esempio, se per le esigenze della sicurezza del traffico si deve ritenere che, su un determinato tronco stradale solo due stazioni di rifornimento possono esser autorizzate, l'uguaglianza di trattamento non pu\u00f2 esser invocata per ottenere l'autorizzazione di aprirne una terza (cfr. sentenza 17 maggio 1961, pubblicata in ZBl 62, 381, consid. 2; idem sentenza 23 dicembre 1964, pubblicata in ZBl 66, p. 254; RU 83 I 150 ss); se il numerus clausus dei tass\u00ec concessionati \u00e8 raggiunto, l'uguaglianza di trattamento non pu\u00f2 imporre il rilascio di ulteriori concessioni (cfr. RU 97 I 655); se il numero degli esercizi pubblici, determinato secondo la clausola del bisogno, \u00e8 raggiunto, i titolari delle patenti esistenti sono de BGE 100 Ia 47 S. 52 facto privilegiati nella loro situazione acquisita. In simili circostanze, infatti, \u00e8 impensabile l'istituzione di un turno, gi\u00e0 in considerazione degli investimenti di natura duratura che i beneficiari dei permessi hanno fatto, e i principi della legalit\u00e0 e della sicurezza del diritto debbono avere la prevalenza. Diversa \u00e8 per\u00f2 la situazione allorquando l'autorizzazione eccezionale di polizia, come nel caso in esame, \u00e8 rilasciata per un tempo determinato e ricorrente, e la sua utilizzazione non implica, come \u00e8 pacifico in causa, investimenti particolari di natura necessariamente duratura. Nel caso in esame, il Dipartimento di polizia sembra aver concesso le autorizzazioni stagionali di proroga d'orario a mano a mano che venivano inoltrate le rispettive richieste, ed aver in seguito, pi\u00f9 o meno automaticamente, rinnovato ogni anno gli accordati permessi. Certo, una simile pratica non solleva obiezioni fintanto che il numero dei richiedenti non supera il massimo delle deroghe giustificate dal pubblico interesse. Non appena, per\u00f2, i richiedenti idonei per ogni singola categoria superano per numero le deroghe accordabili, l'uguaglianza di trattamento dei concorrenti ed il principio della neutralit\u00e0 economica delle misure di polizia esigono l'instaurazione di una procedura che consenta di ridurre al minimo indispensabile le disuguaglianze e di contenere, se non eliminare, le situazioni di privilegio. Il rinnovo continuato delle autorizzazioni accordate per le precedenti stagioni non pu\u00f2 esser nel caso concreto giustificato con criteri di priorit\u00e0 (cfr. AUBERT, Droit constitutionnel n. 1828): in ogni stagione si tratta infatti di accordare un certo numero di autorizzazioni di deroga ad alcuni fra i postulanti ritenuti idonei, che debbono esser posti su un piede d'uguaglianza.\\n\\nNon spetta al Tribunale federale dire se, in concreto, debba prevedersi un turno entro la stagione stessa (ad una simile soluzione potrebbero, ad esempio, far ostacolo motivi inerenti al controllo di polizia, o motivi inerenti all'impiego del personale), o se il turno debba estendersi all'intera stagione sull'arco di vari anni.\\n\\nSi potrebbe invero obiettare che la soluzione prospettata potrebbe esser fonte di complicazioni o disagi amministrativi: tali difficolt\u00e0 non debbono per\u00f2 esser sopravvalutate, se si avverte che l'esigenza di una procedura del genere diventa attuale solo a partire dal momento in cui il numero dei postulanti BGE 100 Ia 47 S. 53 idonei supera quello delle deroghe accordabili e che ci\u00f2 si verifica, come \u00e8 presumibile, solo in talune localit\u00e0 particolarmente sviluppate dal punto di vista turistico.\\n\\nNel senso precisato, le critiche della ricorrente sono legittime, e l'autorit\u00e0 cantonale dovr\u00e0 in avvenire uniformarsi a codesti principi. Ci\u00f2 non comporta l'ammissione del ricorso, poich\u00e8, nelle circostanze concrete, il Dipartimento non poteva far altro che negare il richiesto permesso, ma comporta la reiezione ai sensi dei considerandi.\", \"abschnitte\": [{\"id\": \"4\", \"text\": \"Compatibilit\u00e0 dell'art. 36 cpv. 2 LEP con la libert\u00e0 d'industria e di commercio.\\n\\na) Ancorch\u00e8 il termine ( art. 89 OG ) per impugnare direttamente la costituzionalit\u00e0 dell'art. 36 cpv. 2 LEP sia trascorso, la censura, sollevata in occasione di un atto d'applicazione, \u00e8 ricevibile (RU 98 Ia 164 consid. 2, 97 I 29, 334 consid. 3, 340, 347 e 780 e riferimenti). Riconosciuta fondata, essa permette per\u00f2 soltanto l'annullamento della decisione impugnata.\\n\\nb) In relazione all'uguaglianza di trattamento degli esercenti di una stessa categoria, la ricorrente invoca tanto l'art. 31, quanto l'art. 4 CF. Quest'ultima censura non ha, nel predetto ambito, una portata propria, poich\u00e8 la libert\u00e0 di commercio e d'industria garantisce anche l'uguaglianza dei concorrenti (RU 97 I 655 consid. 5).\\n\\nc) Come giustamente rileva la ricorrente, le disposizioni sulla chiusura notturna degli esercizi pubblici costituiscono misure di polizia in senso stretto, destinate a tutelare l'ordine e la tranquillit\u00e0 pubblici, segnatamente la quiete notturna (RU 97 I 503 consid. 3, 505 consid. 4 c). Riservate dalla LF sul lavoro al diritto cantonale e comunale (art. 71 lett. c LF), simili restrizioni sono compatibili con la libert\u00e0 di commercio e d'industria in virt\u00f9 dell'art. 31 cpv. 2 CF, a condizione di uniformarsi ai principi costituzionali della legalit\u00e0, dell'interesse pubblico, della proporzionalit\u00e0 e dell'uguaglianza di trattamento (RU 97 I 506 e rif., 505 consid. 4a e rif., 635 e rif.; 98 Ia 400 consid. 2). La base legale per la concessione di deroghe all'orario generale di chiusura degli esercizi pubblici stabilito dall'art. 36 cpv. 1 LEP \u00e8 costituita, come la ricorrente non contesta, dal capoverso secondo dello stesso disposto. La ricorrente non contesta neppure che le esigenze del turismo, riconosciute dal Dipartimento di polizia, costituiscono un interesse pubblico e che esso giustifica, nel caso di Ascona, delle deroghe. Come gi\u00e0 si \u00e8 visto al consid. 3, essa sostiene per\u00f2 che, in virt\u00f9 del principio dell'uguaglianza di trattamento garantito dall'art. 31 CF, se l'interesse pubblico del turismo esige la proroga dell'orario di chiusura tale proroga non pu\u00f2 che valere indistintamente per tutti gli esercenti della medesima categoria. Questo ragionamento non pu\u00f2 esser condiviso.\\n\\nL'autorit\u00e0 \u00e8 chiamata a confrontare, nello specifico caso, BGE 100 Ia 47 S. 50 due interessi pubblici antitetici, ch'essa deve contemperare. Da un lato, l'ordine pubblico ed in particolare la quiete notturna, che si tratta di salvaguardare anche nelle cosiddette localit\u00e0 turistiche, non solo nell'interesse della popolazione locale, ma nello stesso interesse dei turisti, ai quali pure devono garantirsi l'indispensabile tranquillit\u00e0 ed il riposo notturni. Dall'altro lato, l'interesse turistico pu\u00f2 esigere che gli esercizi pubblici restino, per un certo lasso di tempo, accessibili anche dopo la mezzanotte. Una localit\u00e0 di svago e di vacanza come Ascona attira nella bella stagione une folla di ospiti. Liberi da preoccupazioni di lavoro, invogliati dalle condizioni climatiche, un certo numero di essi pu\u00f2 ragionevolmente desiderare di prolungare oltre il costume la serata, senza per questo dover necessariamente far capo ai locali notturni veri e propri, notoriamente pi\u00f9 cari e d'altronde non del gusto di ognuno. Come la ricorrente neppure seriamente contesta, gli ospiti che restano alzati oltre la mezzanotte e frequentano i locali pubblici costituiscono per\u00f2 solo una frazione dell'intera popolazione turistica. Per soddisfare le loro esigenze, basta l'apertura di una parte soltanto dei locali pubblici. Questa deroga limitata, mentre soddisfa le esigenze di una stazione turistica, non compromette d'altra parte neppure la quiete notturna in misura maggiore di quanto lo farebbe l'indiscriminata chiusura di tutti gli esercizi alla mezzanotte, che avrebbe verosimilmente per conseguenza l'aumento dei nottambuli sulla pubblica via. Da ci\u00f2 viene che la proroga eccezionale di orario entra in considerazione solo per un limitato numero di esercizi di ogni singola categoria. Quanti esercizi siano a tal uopo necessari \u00e8 questione che rientra nel tipico apprezzamento dell'autorit\u00e0 cantonale, che meglio del Tribunale federale conosce la situazione locale. Quest'apprezzamento dei fatti pu\u00f2 esser sindacato dal Tribunale federale solo in caso di manifesto abuso, cio\u00e8 d'arbitrio (RU 95 I 554, 98 Ia 376 consid. 4, con riferimenti). Ora, in sostanza, la ricorrente neppure sostiene, n\u00e8 tantomeno dimostra, che gli esercizi pubblici, cui \u00e8 gi\u00e0 accordata la proroga di orario, non siano per numero e categoria bastanti al soddisfacimento della richiesta che \u00e8 tutelata dall'interesse turistico: i suoi argomenti sono basati, come si \u00e8 visto, unicamente sull'uguaglianza di trattamento, su cui si torner\u00e0 oltre. Si deve pertanto concludere che, nella ponderazione di principio degli antitetici interessi pubblici, l'autorit\u00e0 cantonale non ha violato BGE 100 Ia 47 S. 51 la libert\u00e0 di commercio, ammettendo che gli interessi del turismo esigono un allentamento dell'orario di polizia limitatamente a un numero ristretto di locali di ogni categoria, n\u00e8 \u00e8 caduta nell'arbitrio nello stabilire il numero degli esercizi che giova lasciare aperti sino all'una in Ascona.\\n\\nd) La concessione di un'autorizzazione di deroga implica necessariamente una diversit\u00e0 di trattamento che \u00e8 compatibile con il divieto della disuguaglianza insito nell'art. 31 CF unicamente in funzione dell'interesse pubblico che la giustifica. In linea di principio, non devesi infatti argomentare che la deroga giustificata da esigenze pubbliche chiami senz'altro, per l'esigenza dell'uguaglianza, altre deroghe (AUBERT, Droit constitutionnel II 1828/29). L'autorit\u00e0 che instaurasse una simile prassi violerebbe il principio della legalit\u00e0, perch\u00e8 farebbe dell'eccezione la regola e porrebbe in non essere la norma giuridica senza seguire le vie costituzionali prescritte per la sua riforma (IMBODEN, Schweiz. Verwaltungsrechtsprechung, I, n. 222, II b).\\n\\nAltre deroghe, oltre le concesse, sono imposte dal principio dell'uguaglianza a parit\u00e0 di condizioni: ovverossia se sono tra l'altro richieste dallo stesso pubblico interesse che ha imposto o giustificato le prime. Soddisfatte le pubbliche esigenze, ulteriori deroghe non possono esser giustificate da alcun interesse pubblico, e sarebbe pertanto illegittimo accordarle.\\n\\ne) Se determinati interessi pubblici comportano una disparit\u00e0 di trattamento, ci\u00f2 non significa per\u00f2 ancora che il principio dell'uguaglianza non possa pi\u00f9 trovare alcuna applicazione. Tale sar\u00e0 il caso soltanto nella misura in cui l'autorizzazione porta alla costituzione di una situazione stabile e definitiva. Cosi, ad esempio, se per le esigenze della sicurezza del traffico si deve ritenere che, su un determinato tronco stradale solo due stazioni di rifornimento possono esser autorizzate, l'uguaglianza di trattamento non pu\u00f2 esser invocata per ottenere l'autorizzazione di aprirne una terza (cfr. sentenza 17 maggio 1961, pubblicata in ZBl 62, 381, consid. 2; idem sentenza 23 dicembre 1964, pubblicata in ZBl 66, p. 254; RU 83 I 150 ss); se il numerus clausus dei tass\u00ec concessionati \u00e8 raggiunto, l'uguaglianza di trattamento non pu\u00f2 imporre il rilascio di ulteriori concessioni (cfr. RU 97 I 655); se il numero degli esercizi pubblici, determinato secondo la clausola del bisogno, \u00e8 raggiunto, i titolari delle patenti esistenti sono de BGE 100 Ia 47 S. 52 facto privilegiati nella loro situazione acquisita. In simili circostanze, infatti, \u00e8 impensabile l'istituzione di un turno, gi\u00e0 in considerazione degli investimenti di natura duratura che i beneficiari dei permessi hanno fatto, e i principi della legalit\u00e0 e della sicurezza del diritto debbono avere la prevalenza. Diversa \u00e8 per\u00f2 la situazione allorquando l'autorizzazione eccezionale di polizia, come nel caso in esame, \u00e8 rilasciata per un tempo determinato e ricorrente, e la sua utilizzazione non implica, come \u00e8 pacifico in causa, investimenti particolari di natura necessariamente duratura. Nel caso in esame, il Dipartimento di polizia sembra aver concesso le autorizzazioni stagionali di proroga d'orario a mano a mano che venivano inoltrate le rispettive richieste, ed aver in seguito, pi\u00f9 o meno automaticamente, rinnovato ogni anno gli accordati permessi. Certo, una simile pratica non solleva obiezioni fintanto che il numero dei richiedenti non supera il massimo delle deroghe giustificate dal pubblico interesse. Non appena, per\u00f2, i richiedenti idonei per ogni singola categoria superano per numero le deroghe accordabili, l'uguaglianza di trattamento dei concorrenti ed il principio della neutralit\u00e0 economica delle misure di polizia esigono l'instaurazione di una procedura che consenta di ridurre al minimo indispensabile le disuguaglianze e di contenere, se non eliminare, le situazioni di privilegio. Il rinnovo continuato delle autorizzazioni accordate per le precedenti stagioni non pu\u00f2 esser nel caso concreto giustificato con criteri di priorit\u00e0 (cfr. AUBERT, Droit constitutionnel n. 1828): in ogni stagione si tratta infatti di accordare un certo numero di autorizzazioni di deroga ad alcuni fra i postulanti ritenuti idonei, che debbono esser posti su un piede d'uguaglianza.\\n\\nNon spetta al Tribunale federale dire se, in concreto, debba prevedersi un turno entro la stagione stessa (ad una simile soluzione potrebbero, ad esempio, far ostacolo motivi inerenti al controllo di polizia, o motivi inerenti all'impiego del personale), o se il turno debba estendersi all'intera stagione sull'arco di vari anni.\\n\\nSi potrebbe invero obiettare che la soluzione prospettata potrebbe esser fonte di complicazioni o disagi amministrativi: tali difficolt\u00e0 non debbono per\u00f2 esser sopravvalutate, se si avverte che l'esigenza di una procedura del genere diventa attuale solo a partire dal momento in cui il numero dei postulanti BGE 100 Ia 47 S. 53 idonei supera quello delle deroghe accordabili e che ci\u00f2 si verifica, come \u00e8 presumibile, solo in talune localit\u00e0 particolarmente sviluppate dal punto di vista turistico.\\n\\nNel senso precisato, le critiche della ricorrente sono legittime, e l'autorit\u00e0 cantonale dovr\u00e0 in avvenire uniformarsi a codesti principi. Ci\u00f2 non comporta l'ammissione del ricorso, poich\u00e8, nelle circostanze concrete, il Dipartimento non poteva far altro che negare il richiesto permesso, ma comporta la reiezione ai sensi dei considerandi.\"}]}, \"dispositiv\": {\"raw\": \"\", \"punkte\": []}, \"referenzen\": {\"bge_zitiert\": [{\"ref\": \"98 Ia 400\", \"prefix\": \"\", \"url\": \"https://search.bger.ch/ext/eurospider/live/de/php/clir/http/index.php?lang=de&type=show_document&page=1&from_date=&to_date=&from_year=1954&to_year=2024&sort=relevance&insertion_date=&from_date_push=&top_subcollection_clir=bge&query_words=&part=all&de_fr=&de_it=&fr_de=&fr_it=&it_de=&it_fr=&orig=&translation=&rank=0&highlight_docid=atf%3A%2F%2F98-IA-395%3Ade&number_of_ranks=0&azaclir=clir#page400\"}], \"bger_zitiert\": [], \"bstger_zitiert\": [], \"gesetze\": []}}", "2026-08-08T02:26:45", null, "/opt/judic/raw/bge/1974/100_IA_47.html.gz", null, null, null]], "columns": ["decision_id", "court", "canton", "chamber", "docket_number", "docket_number_2", "decision_date", "publication_date", "language", "title", "legal_area", "regeste", "abstract_de", "abstract_fr", "abstract_it", "full_text", "outcome", "decision_type", "judges", "clerks", "collection", "appeal_info", "source_url", "pdf_url", "bge_reference", "cited_decisions", "scraped_at", "external_id", "source", "source_id", "source_spider", "content_hash", "has_full_text", "text_length", "Sachgebiet", "Themen", "Liste_Neuheiten", "BGE_PublikationVorgesehen", "erledigung", "AnzahlRichter", "local_json_path", "imported_at", "last_seen_at", "from_delta", "from_judic_scraper", "judic_structured", "judic_scraped_at", "judic_raw_content", "raw_html_path", "Vorinstanz_Gericht", "Vorinstanz_Kammer", "Abteilung"], "primary_keys": ["decision_id"], "primary_key_values": ["bge_100 IA 47"], "units": {}, "query_ms": 0.4139440134167671}